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Lui è
Davide

verde

Lui è Davide. Vive a Milano. Ha 8 anni. È in classe, apre il libro, legge le prime parole, alza la mano. Maestra, non capisco cosa c’è scritto. I compagni scoppiano a ridere, l’insegnante lo spedisce fuori. Sei un somaro, vai a fare compagnia al bidello. Davide ha il magone. Torna a casa, la mamma fa la classica domanda da mamma. Ciao tesoro, com’è andata? Davide trattiene le lacrime. Benissimo. Il giorno dopo consegna i compiti. La maestra gli urla in faccia. Mi prendi in giro? Non si capisce niente. Davide fissa il suo scritto, sbircia quello dei compagni. Perché le sue lettere sono tutte storte? I bambini sussurrano una parola. Stupido! Davide piange, ma stavolta vuota il sacco. Mamma, papà, sono stupido? I genitori lo abbracciano e lo portano dal medico. Davide sente delle strane parole. Dislessico, disgrafico, discalculico. Fatica anche a pronunciarle. Vuol dire che ho qualcosa che non va? La mamma lo guarda negli occhi. Piccolo mio, non badare agli altri, credi sempre in te stesso. Davide si mette d’impegno, si esercita più di tutti, i risultati sono scarsi, ma non si ferma. Passano gli anni. Davide frequenta le Superiori, dopo un tema in classe il professore lo prende da parte. Lascia perdere lo studio, vai a lavorare. Davide si sente morire. Balbetta. Ma io mi sto impegnando. L’insegnante lo guarda con sufficienza. Davide è scoraggiato, umiliato, pensa di mollare. I genitori vanno in suo aiuto. Tesoro, non devi arrenderti, puoi farcela. Davide non ci crede più, ma si fida di loro. Si tappa il naso e va avanti. Prende il diploma. E adesso? Le parole dell’insegnante gli rimbombano nelle orecchie. La rabbia lo assale. Prof, sa cosa le dico? Io mi iscrivo all’Università. È dura, durissima, ma stringe i denti e arriva fino in fondo. È il momento della tesi. Davide entra in aula, si piazza davanti alla commissione. Fa un gran respiro. Inizia a parlare, va come un treno. Ci crede, può farcela. Davide ha 25 anni, ha realizzato il sogno di sentirsi chiamare Dottore. Si è laureato in Comunicazione. Era il suo tallone d’achille, è diventato il suo punto di forza.

LA STORIA CONTINUA

Davide racconta la sua esperienza ai ragazzi con le stesse difficoltà, li sprona a non arrendersi, proprio come i suoi genitori hanno fatto con lui.