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Lettera di Vittoria

Vittoria e famiglia

“Buongiorno Carmelo,
Sono una ragazza “diversa”, una ragazza dislessica.
Sì, mi porto questa etichetta da ormai molti anni. È tutta la vita che faccio fatica a leggere. Spesso mi vergogno di dirlo alle persone, ma questa volta lo faccio per far comprendere alla gente gli ostacoli che le persone come me si trovano davanti.
Chi mi è vicino spesso usa questa giustificazione: “Vittoria, è normale che ci metti più tempo, che devi impegnarti il doppio, e che non raggiungerai la vetta, hai questo problema ed è già tanto fin dove sei arrivata no?”.
Quindi io non posso mai puntare in alto come tutti gli altri?
È frustrante vivere nel dubbio che forse quello che fai non è abbastanza.
Il mio peggiore incubo fin da piccola è sempre stato leggere ad alta voce.
Metti gli occhi sul testo, incominci a balbettare le parole, le azzecchi, poi improvvisamente ne sbagli una, ma arrivi in fondo. Ce l’hai fatta. Le persone bene o male hanno capito. Tu invece non hai capito nulla.
È una brutta sensazione leggere e non capire, leggere e non ascoltarsi, arrivi alla fine di qualsiasi testo scritto che sei esausto.
È tutta la vita che lotto contro le mie difficoltà e più divento grande, più devo trovare la forza e la voglia per continuare a lottare per stare al passo.
Perché per voi sono semplici libri, piccoli sforzi, addirittura piaceri, ma per me sono traguardi che una volta erano irraggiungibili.
Immaginatevi di aprire un libro senza punteggiatura, perché noi dislessici non le leggiamo, le parole hanno lettere messe in disordine, perché noi dislessici abbiamo questo potere di invertire lettere e numeri, e nonostante tutto questo io oggi mi trovo qui.
Sì, oggi, 20 aprile, mi sono laureata.
Sì, non solo ho letto tutti questi libri, ma ho dato a essi un significato e finalmente sono riuscita a raggiungere quel gradino che per tutta la vita mi è sembrato inarrivabile.
Questa tesi la dedico unicamente a me e a quelle persone “diverse”, affette da una “malattia” strana nominata DSA.
La diversità non deve essere un difetto ma un pregio”.
Lei è Vittoria.